Il 18 Dicembre 2025 il Consiglio Regionale dell’Abruzzo mi ha insignito, assieme ad altre 8 personalità, del titolo di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo.

Onorificenza inaspettata: uno di quei momenti di stupore in cui non è facile trovare le parole per descriverli. Ci tengo a ringraziare il Presidente Lorenzo Sospiri per il conferimento, il consigliere regionale Giovanni Cavallari per la proposta e il sindaco della mia città Gianguido D’Alberto per l’onore della consegna.

Tenacia

È da mesi che volevo scrivere questo articolo, ma cercavo la giusta concentrazione per raccontare al meglio la mia terra. L’ho trovata in quel posto che forse incarna al meglio la tempra abruzzese: Civitella del Tronto.

È il paese di mia madre e dei miei avi materni, e nella lista dei borghi più belli d’Italia. Ha però una storia purtroppo oggi pressoché sconosciuta in Italia.
Mentre a Torino il 17 Marzo di 165 anni fa veniva proclamata l’Unità d’Italia, Civitella del Tronto rimaneva l’ultimo baluardo borbonico a resistere e combattere per il Regno delle due Sicilie. Cadde solo tre giorni dopo, il 20 Marzo 1861.

Gli “ultimi Giapponesi“, prima che questo termine remotamente esistesse.
Ed è esattamente questo lo spirito abruzzese.

Gente del Fare

Mi piace riprendere le parole di Sergio Marchionne, un grande abruzzese con radici istriane, che in una sua intervista a Il Centro illustrò perfettamente questo approccio alla vita:

Non ho mai visto un abruzzese arrendersi. Non l’ho mai visto aspettare che arrivasse un salvatore da chissà dove a regalargli un domani migliore. Gli abruzzesi cadono e si rialzano da soli, non perdono tempo a lamentarsi, ma fanno, producono, ricostruiscono. Credo che questo sia l’atteggiamento di cui ha bisogno l’Italia oggi“.

Ho visto troppe volte quanto questo sia vero. L’ho visto in piccolo livello familiare: mio nonno Vincenzo in miniera senza dolersi, mio zio Guglielmo a 85 anni ancora lavorare i campi con le mucche nonostante una gamba cionca (permettetemi il dialettale).
L’ho letto in grande nelle gesta di Enrico Mattei: un gigante marchigiano sì, ma di origini e vissuto abruzzesi.
L’ho visto in modo corale nella celebrazione degli Ambasciatori d’Abruzzo nel Mondo: imprenditori che a testa bassa, partendo dal nulla, hanno finito per costruire colossi, dato lavoro a migliaia di persone e creato ricchezza per le proprie comunità.

Chi ha successo finanziario rischia di scordarsi da dove è partito. Oppure addirittura, un po’ come “Il grande Gatsby“, vuole cancellarlo quasi come fosse un’infamia.
Ho vissuto e lavorato tanto all’estero, e ho avuto l’onore di conoscere tanti professionisti. Ma, a prescindere dalle competenze, ho imparato a diffidare dalle persone che rimuovono le proprie origini. Persone senza Patria che, forse brutto da dire, a me ricordano un Voldemort rinchiudere via via pezzi d’anima negli Horcrux.

Non è stato questo il caso degli Ambasciatori d’Abruzzo nel Mondo. Anzi, tutto l’opposto. La cosa che mi ha più colpito nei messaggi indivuali della cerimonia è stato il loro ringraziare chi in Abruzzo li ha aiutati a diventare le persone che sono ora, e la voglia di fare oggi lo stesso per il futuro.

Non è tutto rose e fiori. Storicamente come Regione facciamo dannatamente fatica a crescere. Spesso si associa la parola Abruzzo agli arrosticini. Ottimi, e importante tenere vivi i riti pastorali della tradizione. Ma col solo folklore non ci costruisci un futuro.
Il futuro lo costruisci traendo ispirazione da genî come Corradino D’Ascanio, che da Popoli inventò il primo vero elicottero al mondo e progettò poi la Vespa. Un Leonardo moderno.
Il futuro lo costruisci abbattendo quei piccoli campanilismi da ‘mbapite come “Pescara contro Chieti” o “Teramo contro Giulianova”. Quelle stesse piccole beghe che ad esempio rivedi poi nelle strutture sciistiche lillipuziane sul Gran Sasso o sulla Majella, quando invece avrebbero il potenziale delle Dolomiti (con tutto il lavoro e indotto inespresso che potrebbero generare per la comunità).

Terra

C’è una cosa sui cui l’Abruzzo eccelle.
Cesare Pavese ne “La Luna e i Falò” poneva questa domanda a una persona emigrata in America e che tornava al suo paese dopo tanto tempo: “Lei, – mi disse, – non sa che cos’è vivere senza un pezzo di terra in questi paesi. Lei, dove ha i suoi morti?
Il libro di Pavese parla delle Langhe del Piemonte. Ma potrebbe tranquillamente essere l’Abruzzo. L’amore indissolubile per la propria terra è quello che ci caratterizza.

Lo puoi toccare con mano. Nel 1995 feci cuppo (saltai la scuola, come si dice dalle mie parti a Teramo) per vedere Bruno Vespa che presentava un suo nuovo libro su Berlusconi/Prodi in una libreria di Teramo. Ero uno dei tanti che gli chiedeva l’autografo su quel libro. Mi ricordo però molto bene quando gli feci vedere un altro suo libro, “Abruzzo Abruzzi“, che lui aveva pubblicato una decina di anni prima. Gli si illuminò lo sguardo e me lo firmò con grande cura.

La stessa gioia negli occhi di Bruno Vespa l’ho rivista 28 anni dopo quando usciva da un dibattito ad Atreju a Roma: scorse questo libro, chiese alla calca di farmi spazio e prese tempo per rifirmarmelo.

Spirito

Quando mi chiedono “chi sei?”, io rispondo con orgoglio: “un Italiano 🇮🇹 con cuore abruzzese ❤️“.

E se l’Italia esiste come espressione di spirito, assai più che geografica (non ci hai capito nulla Metternich), lo si deve a un momento ben preciso: la Guerra Sociale del 91 Avanti Cristo.
Vanno ringraziati quei capoccioni Piceni, Marruccini Peligni, Marsi, Sanniti che 2100 anni fa si unirono contro Roma per reclamare la cittadinanza. Scelsero come loro capitale Corfinium (oggi provincia dell’Aquila) ribattezzandola con il nome di Italica. E letteralmente coniarono nelle loro monete la parola “Italia“. La prima volta che questa parola compare nella Storia.

Quanto è bella. Sembra di rivedere le 100 lire di una volta. È invece il primo sussurro della Storia multi-millenaria del nostro grande Paese, che non ha quasi alcun eguale nel mondo.

I secoli e gli uomini scorrono. Ma lo spirito – quello che non si arrende mai neanche di fronte a situazioni disperate – quello sì che rimane.
Grazie Abruzzo. Grazie Italia. 🙏

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