Immagine creata autonomamente dall’Intelligenza Artificiale di Craiyon (DALL-E mini) alla richiesta di raffigurare un “computer in school style Picasso”

Questo articolo è la mia postfazione al libro di Stefano Gatti e Alberto Danese: “La Cultura del Dato”. Lo pubblico a distanza di molti mesi visto l’interesse per la materia e le veloci evoluzioni in corso nel mondo.

Nell’Introduzione, Massimo Chiriatti ricorda l’espressione coniata nel 2006 dal matematico britannico Clive Humby: “I dati sono il nuovo petrolio”.

Se guardiamo con attenzione però, il valore dei dati è ormai di gran lunga superiore a quello del petrolio. E non è neanche cosa nuova: lo è da molto tempo, con implicazioni su aree assai disparate.

Prendiamo i pannolini e la birra. È questo l’esempio forse più celebre che fa toccare con mano l’importanza del dato. Analizzando le informazioni sugli acquisti dei propri clienti, un grande supermercato scoprì che uomini che compravano pannolini erano anche propensi a comprare birra. Il dato non ci dice il perché, anche se a posteriori – una volta notata la relazione – la spiegazione diventa lampante pensando ai giovani papà.
La storia dei pannolini e della birra è ammantata di leggenda. Si dice che quel supermercato sfruttò questa nuova conoscenza e mise i due reparti a fianco: gli acquisti di birra andarono alle stelle.

Non è invece leggenda quello che nel 2012 successe a Target, colosso americano della grande distribuzione. Analizzando i dati degli acquisti di una cliente, predisse che era incinta e anche di quanti mesi. Come sempre, al fine di sfruttare economicamente questa nuova conoscenza, Target iniziò a spedire via posta dei coupon relativi alla maternità in arrivo. La cliente però era una teenager, e suo padre – ignaro di tutto – ricevendo questo tipo di posta a casa si lamentò con Target per la pubblicità inappropriata. Salvo poi scusarsi una volta scoperta la verità dalla figlia. Questa grande catena conosceva la ragazza meglio del padre che l’aveva cresciuta.

Saliamo ora di livello e portiamo questo stesso concetto in una sfera ben più ampia, quella del mondo totalmente digitale. Dobbiamo tenere a mente che qualsiasi azione noi facciamo (ad esempio nei social, email, assistenti vocali, perfino nei videogame) lascia una traccia che viene registrata e ci porta ad essere profilati.
Con un sempre maggiore volume di dati e migliore qualità tramite azioni come quelle menzionate sopra, aumenta la precisione dei modelli di Machine Learning.

È questo alla base del Behavioral Targeting, con cui le grandi compagnie tech conoscono e usano i nostri gusti: possono così offrirci pubblicità personalizzate e più consone a cosa ci piace, aumentando di conseguenza i ricavi provenienti dai venditori.

Prima di giungere a facili conclusioni, bisogna fare una riflessione. Ogni novità relativa alla tecnologia non è buona o cattiva in sé: dipende dall’uso che se ne fa. Il nucleare può essere utilizzato per fornire energia alle nostre case o aiutarci in campo medico, ma purtroppo essere adoperato anche per scopi bellici. I camion possono essere usati per trasportare merci, o tristemente anche per compiere attacchi terroristici.

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, ammoniva Ben Parker nelle storie dell’Uomo Ragno. Per i dati, questa riflessione è più vera che mai: chi li controlla ha un potere che può e deve essere usato al fine di potenziare le nostre vite. Non di limitarle.

Nel settore della Pubblica Amministrazione, la migliore conoscenza del cittadino attraverso i dati permette di accrescere la qualità dei servizi offerti. Ad esempio, non appena è a conoscenza del fatto che è nato un bambino, la Pubblica Amministrazione può proattivamente far presente ai genitori la possibilità di beneficî fiscali. Oppure, sempre attraverso la conoscenza fornita dai dati, la Pubblica Amministrazione può indirizzare il cittadino in difficoltà verso posizioni lavorative che possono essere di interesse in quanto collegate alle proprie competenze.

Nel settore privato, fin quando si tratta di pubblicità, una profilazione (in forma rigorosamente anonima) è accettabile e spesso anche ben voluta. Se amo i gatti, mi è più utile vedere offerte o notizie di prodotti per amanti degli animali che di articoli sportivi, ad esempio.

Se però lo stesso principio si applica ai social come Instagram o TikTok, le cose cambiano. È nell’interesse di queste compagnie tenere l’utente incollato allo schermo il più possibile, e il modo migliore per farlo è sfruttare la conoscenza che hanno tramite i dati per fornire di continuo immagini o video che sanno essere interessanti per quella persona. Netflix ci ha costruito un impero, proprio facendo leva sulla conoscenza delle preferenze dei propri clienti, e raffinando negli anni le raccomandazioni di film e spettacoli di intrattenimento.

E con algoritmi simili anche Cambridge Analytica aveva determinato accuratamente, e monetizzato, i profili politici di milioni di cittadini grazie ai dati delle loro attività su Facebook. Inclinazioni personali vendute per influenzare dibattiti e convinzioni personali. Il risultato? Bolle di pensiero alimentate costantemente da informazioni che rafforzano acriticamente le proprie opinioni.

Fermiamoci un attimo a pensare. Per Niccolò Machiavelli ai tempi del Rinascimento la religione era “instrumentum regni: il modo perfetto per governare le masse. In questo inizio di terzo millennio la religione ha passato a chi detiene i dati proprio lo scettro di “strumento di regno”.

“I dati sono il nuovo petrolio”. No. I dati valgono molto, molto più del petrolio. Ed è compito di libri come questo disseminare cultura moderna che formi spirito critico e ci aiuti a dominare, e non essere dominati, da questa materia.

P.S.
L’immagine di copertina è stata generata automaticamente da Craiyon (DALL-E mini), un sistema di Intelligenza Artificiale. In altre parole: l’autore di questo disegno NON è una persona umana.
Quando ho scritto questa postfazione al libro l’anno scorso, Craiyon non esisteva. È affascinante vedere sotto i propri occhi evoluzioni tecnologiche dirompenti che tra qualche anno saranno di uso comune. Allo stesso tempo, fa pensare profondamente anche ad un’altra cosa: attività creative come quelle artistiche saranno presto appannaggio non più solo degli esseri umani, ma anche di sistemi di Intelligenza Artificiale fondati su moli enormi di dati dello scibile umano.

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