Sabato 4 Giugno 2022, presso la Sala Consiliare della Provincia di Teramo, abbiamo fondato ./cogita, associazione no profit per promuovere e insegnare concretamente l’Informatica moderna a ragazzi e ragazze.

Le origini

La prima cosa che feci quando iniziai a tornare in Italia fu insegnare Informatica al mio ex Liceo. Perché? Quando avevo 16 anni avrei tanto voluto un mentore con cui discutere, per avere una prospettiva futura del mondo reale, per aprirmi nuovi orizzonti e per essere guidato alle giuste scelte universitarie e lavorative.
A distanza di un paio di decenni, volli essere io per la nuova generazione quel mentore che non ebbi mai, e ringrazio il Liceo Einstein di Teramo per avermi concesso al tempo quella opportunità.

2014: i ragazzi del mio primo corso di Informatica al Liceo Einstein di Teramo

Per 3 anni ho tenuto corsi di Informatica moderna brevi, pratici e intensi, col tempo supportati dall’IIS Alessandrini e dalla Provincia di Teramo per tutte le scuole superiori della provincia.

2016: fiumana di studenti per il centro di Teramo per arrivare al corso di Informatica

È stato un onore conoscere tanti ragazzi, anche 12enni, e vederli infervorati sull’Informatica, materia prima ignota alla grandissima maggioranza. E oltre alla passione che trasudava, c’era davvero tanto talento grezzo che aspettava solo l’occasione giusta per emergere.

L’ho sempre detto, e lo ripeto perché ancora alcuni faticano a crederci: questi ragazzi, 16enni, italiani 🇮🇹, anche da zone purtroppo svantaggiate, si sono rivelati migliori dei loro coetanei della Silicon Valley. Però senza né guida, né lungimiranza né competenze moderne, talento e passione soffocano velocemente.

Negli anni molti dei ragazzi a cui ho insegnato sono diventati degli eccellenti professionisti nell’Informatica. E lo dico per cognizione diretta di causa: sono stati loro il nucleo e spina dorsale di Conio, la startup di cryptovalute che co-fondai nel 2015 e che nel tempo ha ricevuto $20 Milioni di investimenti da Poste Italiane, Banca Sella e Banca Generali.

Altri di questi ragazzi hanno lavorato in colossi tecnologici, altri hanno cominciato in maniera “stealth” la loro impresa creando nuovo lavoro, altri sono emigrati all’estero per progetti di avanguardia informatica.

Uno di questi ragazzi è Lorenzo Zanotto. 22enne, uno degli studenti più giovani che ebbi all’epoca: è oggi Director of Engineering a Neato Robotics, dopo aver lavorato a Binance (gigante del settore cryptovalute) e a Conio. Un altro è Lorenzo Camaione, 25enne, oggi Data Engineer a lastminute.com in Svizzera dopo aver lavorato a Deloitte e a Conio.

Qui sotto una mia foto del 2016 con loro due nella Sala Consiliare della Provincia di Teramo. La stessa dove ora, 6 anni dopo, abbiamo annunciato ./cogita .

2016 – da sinistra a destra: Lorenzo Zanotto, un ex studente, io, Lorenzo Camaione

Soddisfazioni professionali, certamente, e anche monetarie, argomento spesso dannatamente taciuto in Italia. Come disse l’Imperatore Vespasiano a suo figlio Tito, “pecunia non olet“: i soldi non puzzano. Questi sono lavori moderni per cui da giovane raggiungi facilmente 100mila euro di stipendio annuo.

C’è solo una cosa che chiesi agli studenti dei miei corsi anni fa: «Così come vi sto dando oggi questa opportunità gratuita di crescita, conto molto che voi in futuro la darete con lo stesso impegno ed energia ai ragazzi di domani».

Pay it forward” come direbbero gli Americani: restituire non tanto a chi ti ha dato, ma a persone che sono nella stessa situazione in cui eri tu anni prima. Così si innesca una crescita virtuosa esponenziale. Così si risolleva concretamente l’Italia.

Dare l’elettroshock al Lavoro

Io non so quanti se ne rendano pienamente conto, ma la situazione economica e lavorativa italiana è disastrosa.

Pochi giorni fa ha fatto molto scalpore il rapporto qui sotto che evidenzia una cosa ovvia: gli stipendi italiani sono arretrati negli ultimi 30 anni. Unico caso in tutta Europa.

La7: rilevazione OCSE sui salari in Europa negli ultimi 30 anni

Fermiamoci un secondo a pensare cosa questi numeri ci stanno urlando.
Uno stipendio sempre più scarso vuol dire avere sempre più preoccupazioni dei bisogni essenziali. Uno stipendio sempre più scarso vuol dire enormi problemi nel costruire una famiglia. Uno stipendio sempre più scarso vuol dire minori opportunità di crescita sia culturale che professionale. Uno stipendio sempre più scarso vuol dire depressione e paura del futuro. Uno stipendio sempre più scarso vuol dire ammazzare la forza produttiva dell’Italia.

È terribile.

C’è un ricordo che mi è rimasto ben scolpito in mente, e l’ho raccontato in mio articolo l’anno scorso. 30 anni fa, quando furono assassinati Paolo Borsellino e la sua scorta, allo sgomento iniziale seguirono commenti generali come “lo Stato deve fare questo, lo Stato deve fare quello“. Lo Stato. Un’entità astratta a cui additare facilmente le colpe e lavarsi la coscienza. C’è però una cosa di cui si dimentica facilmente: lo Stato siamo noi e solo noi. E per quanto titanico lo sforzo e irraggiungibile l’obiettivo, dobbiamo essere noi a dare la spinta propulsiva che smuova l’inerzia.

Da giovani, per giovani

Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo rimanere inermi di fronte a questa crisi sociale ed economica.
Ho contattato allora alcuni dei miei ex studenti, che oggi hanno tra i 22 e i 26 anni: ho ricordato loro quello che dissi anni fa e li ho invitati a restituire ai nuovi studenti la loro stessa opportunità di crescita. Mi hanno detto tutti di sì.

Faccio un inciso: nella vita ho imparato che è importante fare bene al prossimo, senza aspettarsi però riconoscenza o qualcosa in cambio. Karma come direbbero gli Indiani; fratellanza tra uomini come scrisse Leopardi ne “La ginestra”.

Questi ragazzi avrebbero potuto ignorare il mio appello, oppure dire di non avere tempo per via di una carriera in ascesa e altre scuse giuste per non partecipare. Hanno detto invece di sì, senza esitazione.

E mi riempie di orgoglio che questi ragazzi vogliano metterci l’anima in questa iniziativa. In situazioni come questa si vede la fibra morale di una persona.

Obiettivi

Il 4 Giugno abbiamo dato il via a ./cogita con 9 soci fondatori: Vincenzo Di Nicola, Marcello Pichini, Federico Pomponii, Davide Di Carlo, Giovanni Di Donato, Marco Mazzoni, Lorenzo Camaione, Lorenzo Zanotto e Pina Manente.

Il sito di ./cogita è in via di costruzione, ma abbiamo pubblicato sia lo Statuto che il Manifesto v1.0: riassumono gli scopi che ci prefiggiamo e lo spirito fondante dell’associazione.

Ci tengo a ripeterlo. Con ./cogita vogliamo essere creatori attivi e non consumatori passivi di tecnologia. E, come scritto nel Manifesto al punto 3 (“volare alto”), «vogliamo offrire possibilità concrete di realizzare a pieno il proprio potenziale a prescindere da condizione e luogo di origine, riattivando il funzionamento virtuoso di un ascensore sociale da troppo tempo fermo».

Così si costruisce ricchezza culturale, professionale e monetaria per il Paese.

Operativamente parlando, inizieremo verso fine Settembre con un corso online che spieghi le basi di cloud computing, database, programmazione backend e frontend, sicurezza infomatica, app mobile fino ad arrivare a costruire concretamente un prototipo di applicativo software. Ad esempio, un servizio di messaggistica come WhatsApp/Telegram, oppure di trasporti come BlaBlaCar.

Lezioni a distanza, a cui ormai molti sono abituati. Crediamo però molto anche nell’incontro fisico: stiamo per questo già parlando con varie scuole di ogni parte d’Italia per tenere in contemporanea la lezione in presenza e da remoto. Un po’ come il Giro 🚴🏻, vogliamo fare tappa da scuola a scuola in tutta Italia 🇮🇹
Se qualche scuola è interessata, ringrazio di cuore in anticipo e invito a scriverci a info@cogita.it

In pieno spirito Agile, sappiamo benissimo che dovremo raffinare in continuazione in nostro piano di azione: per questo abbiamo a cuore i commenti costruttivi che ci arriveranno sin dai primi giorni. Come noi ci teniamo a far crescere i giovani, il vostro contributo è fondamentale per far crescere noi stessi e ./cogita .

Come supportarci

Nei prossimi giorni aggiorneremo il sito cogita.it spiegando le modalità per associarsi, aiutarci nelle lezioni o supportarci.

A tal fine ci tengo davvero a ringraziare i nostri primi sostenitori:

E un grazie anche ai telegiornali e stampa che hanno dato risalto a un’iniziativa come ./cogita potenzialmente dirompente ma non ancora comune in Italia:

Stiamo già ricevendo grande attenzione, e ringrazio di cuore in particolare tutte le donne che subito dopo l’annuncio hanno mostrato interesse attivo in ./cogita .

Le donne: forza creativa per troppo tempo esclusa dall’Informatica, con gravi ripercussioni sociali ed economiche. In ./cogita miriamo anche a ribaltare questa situazione, come affermiamo nel Manifesto al punto 7 (“costruire con le donne”): «Nonostante tra i nomi che hanno fatto la storia dell’Informatica ci siano pioniere come Ada Lovelace, esistono ancora oggi delle barriere sociali e culturali che rendono più difficile per le donne accedere a studi e professioni in questo ambito. Crediamo che tutti e tutte debbano avere la stessa opportunità di acquisire conoscenze informatiche per dare un contributo di innovazione al nostro Paese».

In nomine spiritus

./cogita : perché questo nome? È sia un comando moderno informatico (“./“) che un invito classico (“cogita“) a pensare.

Pensare. Perché tra gli obiettivi impliciti dell’associazione c’è quello di far prosperare tra i ragazzi il pensiero tecnico-scientifico: quel pensiero tanto odiato dai dinosauri Croce e Gentile come scrissi in questo articolo. E che questo sia un pensiero critico, senza timori reverenziali, dogmi o ipse dixit.

./cogita
Do the right think.

È questo lo spirito che può rimettere in moto l’Italia.
Infatti ./cogita sta anche per “cog” + “ita”: “cog” in inglese come ingranaggio al centro di una macchina complessa, “ita” come Italia. E non è un caso che nell’emblema della Repubblica Italiana ci sia proprio la ruota dentata, simbolo di Lavoro.

Non c’è poi lavoro serio e proficuo senza divertimento. Per questo abbiamo chiuso la giornata con una foto, un po’ guascona un po’ ardita, con i nostri simboli.

Skateboard 🛹 come libertà senza paure. Chitarra rock 🎸 come forza dirompente dell’innovazione. Mazza ⛏️ come volontà di spaccare e ricostruire un mondo antico. E soprattutto il Tricolore 🇮🇹 come guida costante.

Seguiteci e partecipate. La persona che sarete tra 5 anni vi ringrazierà per la scelta che state facendo oggi.

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