Questo articolo è stato pubblicato su Italian.Tech di Repubblica il 23 Giugno 2023

Nelle ultime settimane si è molto parlato dell’ascesa di NVIDIA: compagnia americana, oggi la sesta più grande al mondo con una capitalizzazione in Borsa di oltre mille miliardi di dollari. Si fa spesso fatica a comprendere l’ordine di grandezza di certi numeri, e il modo probabilmente migliore per comprenderli è tramite comparazione.
NVIDIA come capitalizzazione oggi è:

  • 15 volte Enel (la più grande compagnia italiana sulla Borsa di Milano)
  • 25 volte Unicredit

Da sola oggi NVIDIA è più grande, e di circa il 40%, di tutta la Borsa di Milano nella sua totalità.

Ma di cosa si occupa NVIDIA? Alcuni l’hanno definita “semi-sconosciuta” (sic). Nella realtà NVIDIA è una compagnia tra le più note nel mondo tecnologico: già dagli anni ’90 molto famosa per le schede grafiche per i videogiochi, poi recentemente anche per l’applicazione al mining di cryptovalute, e infine per essere diventata la principale costruttrice di hardware alla base delle più importanti soluzioni di Intelligenza Artificiale.

Una evoluzione di 30 anni che l’ha portata a diventare la principale compagnia hardware al mondo in quanto a capacità di elaborazione dati. Il tutto negli anni supportato anche dal Dipartimento della Difesa americano, che ha visto in NVIDIA un campione nazionale da sostenere nella crescita e, una volta arrivata a una posizione dominante, usare a sua volta per limitare lo sviluppo tecnologico di Paesi concorrenti come la Cina.

La Francia mette il vento in poppa

Una compagnia che invece si può definire “semi-sconosciuta” o, ancora meglio, del tutto sconosciuta è Mistral AI.

Mistral AI è una compagnia francese nata giusto un mese fa, e che 10 giorni fa ha raccolto un investimento “seed” di 105 Milioni di euro, a una valutazione di 240 Milioni di euro. Scopo della Francia? Creare un campione nazionale nel campo dell’Intelligenza Artificiale in opposizione a startup e giganti americani. È una notizia che in Italia non ha raccolto purtroppo l’attenzione mediatica che merita, ma che è sensazionale per una serie di motivi:

  1. Fede cieca della Francia verso le startup (francesi) e i giovani imprenditori (francesi)
    1. Mistral non ha ancora alcun prodotto. È un enorme voto di fiducia (della grandezza di 105 Milioni di euro) che la Francia ripone verso i co-fondatori francesi di Mistral AI, che hanno acquisito le loro competenze nell’Intelligenza Artificiale presso colossi americani (Facebook e Google).
    1. Una pagina di visione strategica e politica industriale che, se la si guarda bene, sembra presa dal piano rientro in Patria dei professionisti (le cosiddette “tartarughe marine”) con cui Deng Xiaoping creò le basi della superpotenza che è la Cina oggi.
  2. Obiettivo di Mistral: fronteggiare OpenAI (la compagnia americana dietro ChatGPT)
    • Vuoi fermare l’ingerenza delle compagnie straniere? Lo fai battendole nel loro stesso settore. Una filosofia sana e audace, assai diversa da quella che spesso viviamo in Italia. Da noi il Garante della Privacy è intervenuto su ChatGPT/OpenAI in base ad osservazioni di natura legale. Alcune anche giuste, ma il risultato? Una volta finito il clamore mediatico in Italia, OpenAI è sempre lì come prima: a produrre ricchezza negli Stati Uniti, a creare un divario sempre più alto con i rivali e a consolidarsi come riferimento mondiale del settore.
    • In Italia si fa dannatamente fatica a comprendere certe dinamiche moderne: un uragano tecnologico dall’estero non lo fermi con le staccionate della regolamentazione locale. Un uragano tecnologico dall’estero lo fermi solo fronteggiandolo con uno ancora più potente che hai creato localmente. E questo messaggio lo si legge molto bene nel nome Mistral: il poderoso vento di Maestrale della Provenza francese.
  3. Il ruolo di Bpifrance
    • Bpifrance, “la banca degli imprenditori (francesi)” come si definisce sul proprio sito, ha investito su Mistral. L’equivalente italiano di Bpifrance è CDP Venture Capital, ossia il ramo VC di Cassa Depositi e Prestiti. Però la nostra CDP Venture Capital, oltre ad essere bloccata da mesi nella sua operatività, non ha mai concepito operazioni di ampio respiro strategico nazionale come quelle che invece i francesi con Bpifrance stanno dimostrando.
    • Il Venture Capital è per sua definizione capitale di alto rischio: deleterio per una economia lasciarlo immobilizzato, mentre è saggio destinarlo per fini ambiziosi. A tal proposito sono illuminanti le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Bpifrance e di altri alti dirigenti:
      «L’Intelligenza Artificiale generativa andrà a toccare un numero enorme di imprese e professioni. Bpifrance deve essere sulla prima linea di questa nuova ondata tecnologica per aiutare le imprese francesi a far fronte al suo impatto e cogliere le opportunità che può offrire […] In Bpifrance abbiamo dimostrato in passato la nostra capacità di fare scommesse audaci sulle tecnologie emergenti. Sta a noi raccogliere la sfida dell’Intelligenza Artificiale generativa e supportare gli attori francesi capaci di utilizzare questa nuova tecnologia per creare soluzioni adatte alle sfide della nostra economia e della nostra società.»
  4. Il ruolo della politica francese
    • Tra i consiglieri di Mistral c’è Cédric O, 40enne, ex sottosegretario per il Digitale nel primo Governo Macron. Per fare un paragone con l’Italia, età a parte, sarebbe come se Vittorio Colao dopo il suo incarico nel Governo si dedicasse alla crescita di startup in ambito strategico per il Paese.
      E, in quanto a sovranità digitale, la dichiarazione di Cédric O non lascia spazi ad interpretazioni: “L’Intelligenza Artificiale sarà presto determinante per la competitività delle economie. Non vogliamo che tutto questo valore sia catturato da compagnie straniere.

E infine proprio Macron stesso. La scorsa settimana ha annunciato una nuova iniezione di 500 Milioni di euro in capitali per creare campioni nazionali francesi nel campo dell’Intelligenza Artificiale. E lo ha fatto al VivaTech di Parigi, uno degli eventi in Europa più rilevanti nella tecnologia, salendo sul palco con startup francesi tra cui Mistral.

Campioni nazionali

Già. Campioni nazionali. Pagina 10 del Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024 del Governo Draghi, pubblicato il 24 Novembre 2021, fotografa purtroppo molto bene la situazione (evidenze da me rimarcate in rosso).

Il Regno Unito annovera 33 campioni nazionali nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Ossia, 33 compagnie ciascuna del valore di almeno 1 miliardo di euro, 33 compagnie che producono ricchezza nel Regno Unito, 33 compagnie che creano lavoro altamente qualificato lì.

La Germania ha 8 campioni nazionali nell’Intelligenza Artificiale, mentre la Francia 7. Si tratta in ogni caso di numeri di 2 anni fa, e che sono aumentati oggi.
Quello che invece non è aumentato è il numero di campioni nazionali nell’Intelligenza Artificiale in Italia: zero.

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È lampante che le cose non stiano funzionando in Italia. In Informatica, quando un processo smette di rispondere agli stimoli esterni, lo si “uccide” (kill) per farlo poi ripartire con le nuove condizioni.

Volendo mantenere la metafora informatica, questo è quello che l’attuale Governo Meloni sta tentando di fare. Il mese scorso il Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti, ha annunciato un fondo di 150 Milioni di euro destinato a startup nel campo dell’Intelligenza Artificiale.

Una iniziativa encomiabile e commendabile sotto vari punti:

  • Il fondo sarà creato con Cassa Depositi e Prestiti (presumibilmente CDP Venture Capital di cui ho parlato prima): approccio simile a come la Francia ha proceduto con Bpifrance
  • Lo spirito dell’iniziativa è, come la Francia, rivolto alla sovranità digitale. Nelle parole del Sottosegretario Butti “Il nostro obiettivo è aumentare l’indipendenza dell’industria italiana e coltivare una nostra capacità nazionale di sviluppare competenze e ricerca nel settore.

Intravedo però alcune criticità:

  • 150 Milioni sembrano tanti soldi, ma guardando bene sono relativamente pochi se si vuole far fare un balzo quantico all’Intelligenza Artificiale in Italia:
  • I soldi sono ovviamente utilissimi, ma da soli non bastano. La Francia oltre allo stanziamento dei fondi, ha con Mistral AI effettuato il “cherry picking” (come direbbero gli americani) dei professionisti su cui puntare. In tal senso ha selezionato – e assai bene – quelli che riteneva essere i migliori francesi nel campo dell’Intelligenza Artificiale, sia come imprenditori che come ricercatori, per poi coprire di soldi la loro nuova startup e dare l’elettroshock al settore nazionale.

In poche parole, il mio primo timore è che i soldi del Governo italiano siano pochi. E temo soprattutto che se non si prepara il terreno, se non si arano profondamente i campi della tecnologia e non si portano alla luce i migliori professionisti italiani, il fertilizzante dei fondi resterà sterile. Non possiamo più permettercelo in Italia.

I tempi dell’Innovazione

L’Italia è il Paese in cui si ritiene saggio il proverbio “Chi va piano va sano e va lontano”. Mia nonna poi aggiungeva: “Chi va forte va alla morte”. Insomma, l’inno alla lumaca.

Forse questa filosofia poteva andare bene nell’800. È invece tossica adesso, in un periodo di enormi sconvolgimenti tecnologici e geopolitici: chi non afferra l’occasione oggi, mette pesantemente in pericolo il proprio futuro. “Carpe diem“, altro che aspettare invano Godot o i Tartari come Drogo.

Lo si vede bene nella Curva a S dell’innovazione tecnologica, che semplifico qua sotto applicandola agli eventi dell’Intelligenza Artificiale.

Dopo una fase più o meno lunga di “fermento”, l’evoluzione di una tecnologia arriva a un punto di inflessione: da questo momento l’impatto di essa sulla società ha una drastica accelerata. Lo abbiamo già toccato con mano a fine anni ’90 con l’accesso a Internet al grande pubblico, e alla fine degli anni 2000 con l’avvento dell’iPhone e dell’era mobile.

Ora siamo poco dopo il punto di inflessione e di rapida ascesa dell’Intelligenza Artificiale.
Ma la situazione industriale e geopolitica mondiale è ancora molto fluida e, come detto in precedenza, con rapporti di forza ed equilibri che non sono ancora stati ancora raggiunti.

E siamo solo agli inizi. Vi ricordate il “Wow!” che abbiamo esclamato la prima volta che abbiamo usato ChatGPT? Sarà presto poca roba rispetto a quanto deve ancora arrivare prima che si giunga alla maturazione tecnologica dell’Intelligenza Artificiale. E già adesso ci stiamo abituando.

Presente, non futuro

“L’Intelligenza Artificiale non è il futuro ma è il presente”. Le parole di Marta De Vivo, studentessa universitaria e giornalista, su una sua storia Instagram in cui mi sono imbattuto e che mi ha autorizzato a pubblicare.

Qui non parliamo di futuro a venire. Ogni singolo giorno, a volte anche senza rendercene conto, tocchiamo con mano applicazioni reali di Intelligenza Artificiale che potenziano aspetti delle nostre vite.

Nel caso sopracitato di Marta, per migliorare lo studio e comprendere argomenti spiegati a volte in maniera ostica. Nel caso dell’INPS, come ho descritto in altre occasioni, nell’efficientare i servizi ai cittadini e semplificare le loro vite.

È lampante che l’Intelligenza Artificiale stia già aumentando la produttività nei nostri lavori e compiti quotidiani. Un rapporto di Goldman Sachs uscito tre mesi fa si spinge fino a predire che questo porterà ad un incremento annuale del 7% del PIL mondiale. Per comprendere meglio con un paragone la portata di un 7%, va ricordato che il PIL italiano negli anni pre-pandemia ha avuto aumenti annui tra lo 0,1% e l’1,6%.

Lo stesso rapporto di Goldman Sachs però evidenzia seri problemi. Se continuasse ad evolvere a questo ritmo, l’Intelligenza Artificiale potrebbe avere conseguenze sul 25% della forza lavoro attuale degli Stati Uniti ed Europa. Tra le professioni maggiormente impattate ci sono quelle impiegatizie (46% del totale attuale) e quelle di natura legale (44% del totale attuale).

Il rapporto offre comunque una chiave di lettura positiva. Analizzando la Storia nel lungo periodo, il rapporto dice che il numero di lavori impattati dalle nuove tecnologie si è rivelato essere minore del numero di nuovi lavori emersi proprio grazie alle nuove tecnologie: nella sua complessità questo ha portato ad una netta crescita economica. Assai probabile che questo fenomeno si ripeta anche con l’Intelligenza Artificiale.

Sono d’accordo. Ma si trascura però un dettaglio fondamentale: i maggiori benefici li trae molto spesso chi è pioniere nel campo. First-Mover Advantage“: così gli Americani definiscono il vantaggio competitivo di essere i primi a muoversi in un determinato settore. E in campo informatico questo si rileva essere spesso determinante. Lo dimostra molto bene ad esempio la posizione di forza degli Americani nel Cloud, e lo sforzo che la Cina ha dovuto intraprendere per rincorrerli.

È naturale che i lavori evolvano e molti spariscano. Il lavoro di mio nonno come minatore di carbone ormai (per fortuna) non esiste quasi più grazie alle evoluzioni tecnologiche; così come il lavoro al telegrafo di mia madre è stato soppiantato dall’avvento di Internet.

Resta però il fatto che i lavoratori, impattati e non, dovranno presto acquisire competenze moderne per navigare questo nuovo mondo. E resta anche il fatto che i nuovi lavori offerti dalle tecnologie moderne hanno la tendenza ad accentrarsi in massa in poche aree (ad esempio, Silicon Valley o Shenzhen – Hong Kong).

C’è un rischio da non sottovalutare affatto: ossia che si arrivi a un depauperamento di Paesi già in sofferenza (tra cui l’Italia), e ad un arricchimento di Paesi già prosperi (tra cui gli Stati Uniti).

Questo dell’Intelligenza Artificiale è un settore dall’impatto socio-economico dirompente, potenzialmente assai più di quello del Cloud. Ma, mentre il Cloud è ormai maturo e con attori in posizioni di forza difficilissime da scardinare, l’Intelligenza Artificiale è invece assai giovane nelle sue ultime evoluzioni.

Quei Paesi che con campioni nazionali domineranno l’Intelligenza Artificiale saranno quelli che costruiranno serie basi per il benessere futuro dei propri cittadini. Il mio augurio, da Italiano, è che l’Italia sia tra questi.

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