La Strategia di Lisbona – Consiglio Europeo 23-24 Marzo 2000

Mi ritengo fortunato. Sono parte di quella generazione che ha goduto in pieno il mondo “offline”, quello pre-internet di massa. Ma sono anche parte di quella generazione che ha anche vissuto l’era d’oro della CEE (Comunità Economica Europea) e che si ricorda bene l’entusiasmo di quando è nata l’Unione Europea.
E mi sento di dire che nessuna delle grandi speranze di allora si è concretizzata.

L’economia basata sulla conoscenza (2000)

L’Unione si è ora prefissata un nuovo obiettivo strategico per il nuovo decennio: diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale“.

Un’economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza. È la “Strategia di Lisbona“, nelle parole del documento del Consiglio Europeo del Marzo 2000.

È un piano che molti ora fanno fatica a ricordare, e probabilmente i giovani di oggi neanche ne conoscono l’esistenza. Però all’epoca fece molto scalpore: bellissime parole, di quelle giuste e che fanno presa sulla gente. Ma, nei fatti concreti, che è successo? A distanza di più di due decenni è lecito domandarsi se l’Unione Europea abbia mantenuto quelle promesse. La risposta è semplice: assolutamente no. Anzi, l’Unione Europea in quanto a “economia basata sulla conoscenza” è pesantemente involuta rispetto al 2000.

Intelligenza Artificiale

La Strategia di Lisbona del 2000 mi è tornata in mente quando qualche settimana fa ho letto questo articolo della BBC: “L’Unione Europea imporrà regole per vietare usi ‘non accettabili’ dell’Intelligenza Artificiale“.

C’è una cosa in qualche modo mi affascina. È come certi proclami vengano scritti bene, presentati meglio e così interpretati dal grande pubblico come sacrosanti, quando in realtà nascondono solo devastazione civile e culturale. Arte retorica ai massimi livelli.

Il discorso è lungo. Ma, volendo sintetizzare, l’Unione Europea è (giustamente) preoccupata da sistemi di sorveglianza di massa. Ma anziché promuovere ad esempio la ricerca di sistemi di anonimizzazione che li fronteggino, l’Unione Europea dice semplicemente “è vietato”. Una strategia totalmente passiva ai cambiamenti del mondo.

Non solo: mette definizioni così labili su cosa sia vietato, che praticamente genera grandissima incertezza sulla “legittimità” di gran parte della ricerca e sviluppo tecnologico dell’Intelligenza Artificiale nell’Unione Europea. Quella compagnia che permette di facilitare traduzioni dal russo all’italiano, secondo voi non usa algoritmi di Intelligenza Artificiale per abbattere le barriere della comunicazione? Quella compagnia che permette di calcolare il tragitto più veloce da casa a ufficio, secondo voi non usa algoritmi di Intelligenza Artificiale per predire il traffico ed evitarti tempi in coda?

Nulla di questo potrebbe essere concepito, ricercato e sviluppato nell’Unione Europea. Il rischio è concreto.

Allo stesso tempo, Stati Uniti e Cina hanno preso il volo nel settore, acquisendo così tanto know-how che diventerà impossibile per l’Unione Europea anche solo comprenderlo nelle sue forme basilari. Già adesso se ne notano le avvisaglie con dichiarazioni come questa.

C’è una cosa che a molte persone non è ancora chiara. Le invasioni oggi non avvengono più coi fucili e carri armati: avvengono col dominio sulla conoscenza. Parafrasando Machiavelli, è la conoscenza il nuovo “instrumentum regni“, il modo con cui un Paese oggi prevale su di un altro. Far decidere a qualche burocrate di sotterrare la conoscenza è catastrofico: non solo uccide la prosperità economica creata dalle imprese moderne, ma spalanca le porte proprio agli attaccanti da cui ci volevamo difendere. 

L’esatto contrario dell’economia basata sulla conoscenza descritta nella Strategia di Lisbona.

Università

Nella visione tradizionale, la Conoscenza si forma all’Università. Nello spirito dell’economia della conoscenza, mi viene quindi normale pensare che l’Unione Europea avrà le migliori università al mondo.

Apro la classifica QS del 2022, che stila la lista delle migliori università del mondo.

Risultato: tra le prime 10, non c’è nessuna università dell’Unione Europea. Ve ne sono 5 degli Stati Uniti, 4 del Regno Unito, 1 della Svizzera.
Non solo: altro che guardare le migliori 10 università del mondo! Le prime università nell’Unione Europea sono la Université PSL (Francia) al 44esimo posto, Institut Polytechnique de Paris (Francia) al 49esimo e la Technische Universität München (Germania) al 51esimo posto. Il tutto dietro una sfilza lunghissima di università americane, cinesi (in forte ascesa), britanniche, singaporeane, svizzere, giapponesi, coreane, australiane. 

Dove accidenti è finita l’economia basata sulla conoscenza di Lisbona?

Il sonno della ragione genera mostri“: è la denuncia di Francisco Goya contro l’oscurantismo. E comincio a comprendere meglio come e dove abbiano origine certe posizioni di scarsa coscienza critica nell’Unione Europea.

Medicina

Non c’è probabilmente cartina tornasole migliore della pandemia di oggi per capire il baratro culturale in cui è sprofondata l’Unione Europea. Da economia basata sulla conoscenza (sulla carta della Strategia di Lisbona), abbiamo finito per supplicare vaccini all’estero. Totalmente incapaci di ricercare (con la piccola eccezione di BioNTech in Germania) e produrne nell’Unione Europea.

Riassumo in breve. In condizioni normali, l’Unione Europea è incapace – anzi, mira ad essere sempre più incapace – di competere col resto del mondo. In condizioni di emergenza, l’Unione Europea è costretta a mendicare aiuti da fuori.

A distanza di quasi 30 anni dal Trattato di Maastricht, sarebbe lecito chiedersi: ma che diamine è successo? E perché nessuno invece si pone questa domanda?

Regolare. Non creare

Quando c’è un’iniziativa dell’Unione Europea, la parola che leggo spesso poco dopo è “regolare”. Non leggo mai la parola “creare”.

Negli anni ’90, non troppo tempo fa, la CEE (l’istituzione precedente l’Unione Europea) era l’avanguardia mondiale delle telecomunicazioni. Nacque qui il GSM, lo standard tecnologico mondiale di telefonia mobile. Così come prosperarono qui colossi del settore come Nokia ed Ericsson.

Cosa è rimasto di questo oggi? Nulla. Oggi le discussioni vertono su come fermare la Cina, che ha sapientemente investito in formazione e ricerca applicata, e col 5G è meritatamente diventata guida mondiale delle reti mobili. Quello che poco più di 20 anni fa era invece l’Unione Europea.
Se avete tempo, leggete questa piccola perla di articolo di Wired: spiega bene l’ascesa della Cina nel settore, come la Cina abbia supportato sue compagnie come Huawei a crescere, e come Huawei abbia avuto la lungimiranza di applicare la ricerca di frontiera di uno sconosciuto professore turco di teoria dell’informazione.

Il 5G è solo il caso più evidente. Ce ne sono molti altri che sono alla base delle nostre vite, o lo saranno, e in cui l’Unione Europea non ha alcuna competenza tecnologica.
Ne cito giusto tre tra tanti:

  • Cloud computing
  • Monete digitali
  • Intelligenza Artificiale (si, lo so, sono un disco rotto)

Assente 1 – Cloud computing

È già da molti anni questo il motore di tutte le nostre interazioni digitali. I principali attori mondiali del cloud computing sono statunitensi (Amazon AWS, Microsoft Azure, Google Cloud), seguiti dai cinesi che stanno recuperando grazie ad Alibaba e Tencent.

Dati di Statista sul market share mondiale delle compagnie cloud a fine 2020

Unione Europea? Totalmente assente dall’ambito tecnologico più strategico del mondo. Anzi, 3 mesi si è arrivati a scavare il fondo. OVH, la più grande compagnia nell’Unione Europea di servizi cloud (ma comunque minuscola se comparata a quelle americane e cinesi menzionate sopra, e infatti neanche riportata nella classifica di Statista), ha avuto un incidente catastrofico nel suo data center principale a Strasburgo, che è andato letteralmente a fuoco.

Qualche anno fa era emersa un’idea di creare un cloud computing nell’Unione Europea che potesse rivaleggiare Amazon e gli altri colossi americani. Avrebbe voluto dire “creare”, costruire qualcosa di davvero significativo per i prossimi decenni. E infatti, nulla di questo è avvenuto.

Regolare, non creare. Anziché costruire, l’Unione Europea sta portando avanti un progetto di retroguardia come GAIA-X. Che cos’è GAIA-X? Non ho avuto ancora una spiegazione semplice e concreta di cosa sia effettivamente GAIA-X. Lancio per questo un invito a chi possa illustrarmelo in termini ELI5 come direbbero gli americani (“Explain Like I’m 5“, ossia spiegamelo come se avessi 5 anni). Potrei sbagliarmi nei miei giudizi e nel caso sarei ben felice di riconoscere i miei errori: finora sull’argomento ho sentito pochi argomenti tecnici e invece tante discettazioni alla conte Mascetti.
Al momento mi pare di capire che ci sia molto poco (nulla?) di tecnologia, e che sia invece incentrato su una serie di norme, abbastanza fumose se calate nel mondo reale, a cui le compagnie dovranno aderire nell’Unione Europea. E che vede già tra i partecipanti i colossi americani e cinesi del cloud citati sopra. Ma allora, che problema risolve esattamente?

Non era più lungimirante invece affrancarsi tecnologicamente da queste potenze straniere, focalizzarsi sull’obiettivo reale e di concreto sviluppo per l’Unione Europea? Ossia costruire una vera e propria infrastruttura cloud europea, concorrente di Amazon e utilizzabile sia da compagnie private che enti pubblici, invece di dedicare tempo all’ennesima “regolamentazione”? Certo, sarebbe stata un’impresa epica, di quelle che forgiano una civiltà, e ci sarebbero voluti almeno 10 anni: lo stesso lasso di tempo in cui gli USA riuscirono ad andare sulla Luna negli anni ’60 sulla spinta del sogno di Kennedy.

E certo, “creare” è molto più difficile che non “regolare”. Specialmente se l’estrazione culturale dei dirigenti UE è troppo spesso quella legale senza visione alla Kennedy. Ma perché disprezzare comunque la creazione? Non doveva essere questa l’economia basata sulla conoscenza? E quando è invece diventata un’economia basata su una sorta di Corpus Iuris Civilis Brucsellae?

Assente 2 – Monete digitali

Quello delle monete digitali è un altro ambito tecnologico in cui l’Unione Europea, eccezion fatta per dichiarazioni di facciata sull’Euro digitale, è nei fatti totalmente assente.

È un tema difficile da spiegare in poche righe qui. Rimando a un mio articolo che Il Sole 24 Ore ha pubblicato lo scorso Ottobre nella rubrica Econopoly.

Questo è un argomento che trascende la tecnologia, con un impatto geopolitico dirompente che può cambiare i rapporti di forza oggi in essere nei commerci globali e nelle influenze finanziarie. Lo ha compreso bene il Financial Times quando titola: “La moneta digitale della Cina è una minaccia al predominio del dollaro americano“.

Faccio una breve sintesi:

  • L’Unione Europea? Non pervenuta nei fatti. Anzi, peggio.
    • Pochi giorni fa la BCE (Banca Centrale Europea) ha pubblicato il rapporto annuale sul ruolo dell’Euro evidenziando questa preoccupazione: “Finally, attention should be paid to the risks to stability that might arise if a central bank does not offer a digital currency“. (“Infine, bisogna prestare attenzione ai rischi di stabilità che potrebbero sorgere se una banca centrale non offrisse una moneta digitale“).
    • Considerazioni giuste. Peccato poi che Christine Lagarde, Presidente della BCE, in una intervista a Bloomberg due mesi fa, abbia detto questo a proposito dell’Euro digitale: “Siamo realistici. Secondo me richiederà altri 4 anni, forse anche di più“.
    • Praticamente la risposta della BCE è stata: qual è l’urgenza? Chi va piano, va sano e va lontano. Di fronte alla concorrenza globale emergente, io spero abbia ragione. Temo però l’esatto contrario.

Assente 3 – Intelligenza Artificiale

Qui torno all’argomento con cui ho esordito questo articolo. Negli ultimi 3 anni l’Intelligenza Artificiale ha fatto un vero e proprio balzo quantico con i “Transformers”, un nuovo modello di Machine Learning.

Una volta, a sentire la parola “Transformers”, mi veniva in mente la musichetta “More than meets the eyes” del cartone della mia infanzia. Ora invece mi vengono in mente praterie sterminate di futuro. Questa innovazione scientifica è stata recepita da Google in BERT, da Facebook in RoBERTa e da OpenAI con GPT-2 e la sua evoluzione GPT-3.

Guardate qua cosa può fare: IMPRESSIONANTE. Può tradurre testo da lingue straniere, conversare elegantemente con persone, rispondere articolatamente a domande, scrivere codice di programmazione (!) e addirittura completare sonetti di Dante a modo suo, come questo interessantissimo articolo di Luciano Floridi e Massimo Chiriatti dimostra.

Luciano Floridi e Massimo Chiriatti: “GPT-3: Its Nature, Scope, Limits, and Consequences

Cosa hanno in comune le compagnie e tecnologie sopra? Sono tutte americane.

Ovviamente la Cina non è rimasta a guardare, e sta battendo la sua strada con Wu Dao 2.0 per competere ad armi pari con gli americani.

L’Unione Europea? Silenzio assordante. Anzi, no: le uniche voci sono state quelle che dicono “vieteremo” e “regoleremo”.

L’opinione di The Economist

The Economist di questa settimana ha un articolo dissacrante che nella sua sinteticità mette chiaramente a nudo la situazione attuale dell’Europa.

“Cina e America dominano come mai nel mondo” – The Economist, 5 Giugno 2021

2001, cioè 20 anni fa. Amazon aveva perso il 71% del proprio valore in Borsa. Enron, una frode americana da 14 Miliardi di dollari. Impresa privata in Cina? Figuriamoci, inesistente.

2021, cioè oggi. Stati Uniti e, soprattutto, Cina sono in ascesa, e rappresentano oggi 76 delle 100 compagnie di maggior valore del mondo. L’Europa? Nel 2001 rappresentava 41 delle 100 compagnie di maggior valore del mondo. Oggi è crollata a solo 15 su 100.

Non solo. Delle 19 compagnie create negli ultimi 25 anni che oggi valgono più di 100 Miliardi di dollari, 9 sono negli Stati Uniti e 8 in Cina. Nessuna è in Europa.

Un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro“. Era la citazione manzoniana con cui lo scorso Ottobre io riassumevo la situazione dell’Europa: un novello Don Abbondio, stretto tra la creatività irriverente della Silicon Valley (USA) e la dinamica ascesa economica e tecnologica di un regime totalitario (Cina).
The Economist è stato molto meno poetico questa settimana, e ci è andato giù duro nella sua immagine sopra sull’Europa, schiacciata senza via di scampo da USA e Cina.

La previsione di Asimov

Parlando di Intelligenza Artificiale, viene di sicuro in mente Isaac Asimov. Un grandissimo scrittore, che personalmente consiglio per la trilogia originale della Fondazione (capolavoro che ogni ragazzo dovrebbe leggere). Ma Asimov è più noto al grande pubblico per le cosiddette “Tre Leggi della Robotica” espresse in “Io, Robot“.

E nel 1950, oltre 70 anni fa, Asimov concludeva proprio “Io, Robot” con alcune su acute osservazioni e previsioni sul mondo del futuro nel 2052. Copio qui sotto quelle relative all’Europa continentale.

Non era neanche probabile che la Regione Europea migliorasse le sue condizioni rispetto alle altre zone della Terra […] Era la sola in cui negli ultimi cinquant'anni si fosse registrato un netto calo demografico. Era la sola che non avesse potenziato in maniera rilevante i propri impianti produttivi e che non offrisse nulla di radicalmente nuovo alla civiltà umana.
«L'Europa» disse Madame Szegeczowska nel suo francese scorrevole, «è in sostanza un'appendice economica della Regione Settentrionale. Lo sappiamo benissimo e in fondo non ce ne importa nulla.» E, come a indicare che quella mancanza di individualità era stata accettata con rassegnazione, non c'erano carte murali dell'Europa nell'ufficio della Vice-coordinatrice. […]
«L'Europa è un posto sonnolento. E stanchi e sonnolenti sono quelli fra i nostri uomini che non riescono a emigrare ai Tropici.» […]
«D'altra parte la situazione non è poi così terribile. Non ci sono guerre. Viviamo in pace e questo è una consolazione, dopo settemila anni di conflitti. Siamo vecchi, monsieur. Entro i nostri confini ci sono le regioni dov'è nata la civiltà occidentale. Ci sono l'Egitto e la Mesopotamia, Creta e la Siria, l'Asia Minore e la Grecia… Ma la vecchiaia non è necessariamente un'età infelice. Può essere una soddisfazione…»

Già. La pace della vecchiaia. Non era però questo né l’obiettivo né lo spirito su cui si era fondata l’Unione Europea 30 anni fa a Maastricht.

Come un altro articolo di The Economist sempre di questa settimana dice, “l’Europa è un posto dove compagnie come Amazon (USA) e TikTok (Cina) trovano clienti; l’Europa non è una base dove imprese locali possono conquistare il mondo“.

In parole povere, siamo diventati terra di conquista. O, per usare terminologia tipica del colonialismo europeo in Africa nell’800, noi siamo diventati un semplice sbocco commerciale di prodotti americani e cinesi. Siamo noi ora l’Africa.

E mi sorge un pensiero. Se potessimo tornare indietro nel tempo, nel 1992, siamo davvero sicuri che appoggeremmo ancora con entusiasmo il Trattato di Maastricht?

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