Impeto e Tempesta (IT): invito al Governo per un risorgimento post-INPS

Viandante sul mare di nebbia (dipinto di Caspar David Friedrich)

Sono un figlio della Pubblica Amministrazione. Mia madre ha lavorato per 34 anni al Telegrafo e allo sportello di Poste; mio padre anni 33 anni all’anagrafe del Comune. La Pubblica Amministrazione mi ha consentito una bellissima infanzia e di crescere sano, e di questo ne sono molto grato. Ed è anche per questo che sono furioso quando vedo che cosa è diventata ora con l’INPS.

Come sanno tutti, il 1 Aprile gli aventi diritto potevano fare domanda per i 600 euro di indennità dovuti al coronavirus. Un aiuto per molti importante, specialmente in questo momento grave. La data si sapeva con largo anticipo, così come il numero delle persone che avrebbero fatto domanda. Nonostante tutto, si è scatenato un disastro di proporzioni mai viste in Italia. Le informazioni sono frammentarie, ma probabilmente è successo questo:

  1. I server dell’INPS non hanno retto il carico (nonostante fosse noto da tempo il traffico atteso)
  2. Nel panico e fretta di mettere una pezza, i tecnici del’INPS hanno incredibilmente reso accessibili i dati di vari utenti. Spero davvero che tutti i cittadini esposti al pubblico facciano causa di risarcimento per questa vergogna
  3. Infine, il portale è stato messo offline. L’equivalente di staccare la spina. Al suo posto, una striminzita pagina HTML, identica a quella che avrebbe scritto un adolescente degli anni ’90 alle prime armi.

A questo punto ci si aspetterebbe come minimo delle scuse, se non un inchino alla nazione, ammettendo il problema e chiedendo aiuto. Eppure no. La colpa del disastro è stata data a dei non meglio precisati “hacker”: l’uomo nero delle filastrocche. La risposta perfetta per non prendersi alcuna responsabilità delle proprie colpe.

So bene che gli Italiani, per indole e anche per ignoranza (nel senso letterale di “non sapere”) purtroppo sopportano tutto. Ma quanto accaduto è di una gravità inaudita. Se pensiamo che di questi tempi lo Stato chiede sacrifici seri ai cittadini, e invece poi lo Stato stesso mostra disinteresse, viene l’angoscia.

Angoscia che si trasforma in rabbia quando vedo i soldi (pubblici, di tutti noi) bruciati per una piattaforma oscena di questo tipo. OLTRE DUECENTO MILIONI DI EURO dal 2011, con un ulteriore bando di gara da TRECENTO SESSANTA MILIONI DI EURO in corso dal 2016. Informazioni tratte da questa pagina INPS, non aggiornata da 4 anni (quindi i costi potrebbero essere anche superiori a queste cifre assurde), e in cui si legge bene che «il settore IT è di rilevanza strategica per l’Istituto […] ed è gestito da personale interno dell’Istituto con specifica competenza tecnica». Si, certo.

Ripeto. OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO.

Soffermiamoci su queste cifre, e facciamo un respiro profondo. Io lo faccio, o almeno mi sforzo, perché in Francia la guerra civile dei Gilet Gialli è scoppiata per molto meno.

È stato per me interessante vedere come sui social alcune persone tentassero di “giustificare” le spese. È facile: basta tener presente che in Italia non solo non c’è cultura informatica ma, anzi, la si pubblicizza quasi con disprezzo. “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca“, diceva Andreotti. A me viene da pensare che si voglia lasciare la gente nelle nebbie, per mantenere questo “instrumentum regni”.

Chi sono

Non ce la faccio a stare zitto. Non è morale accettare una tracotanza di questo tipo, e continuare a far soffrire doppiamente cittadini.

Voglio perciò esprimere la mia opinione, di esperto vero del settore. Non amo proprio per nulla fare una lista delle mie attività professionali e autocelebrarmi: l’ho sempre vista come vanagloria fine a se stessa. Ma ora lo faccio affinché almeno venga il dubbio che c’è qualcuno di esperienza comprovata che non accetta certe offese al Paese.

Mi chiamo Vincenzo Di Nicola. In ordine cronologico, il mio profilo professionale con le attività più rilevanti:

  1. Laurea con lode in Ingegneria Informatica all’Università di Bologna
  2. Media voti perfetta dalla University of California San Diego, di cui sono stato poi ricercatore / visiting scholar
  3. Master of Science in Computer Science dalla Stanford University, la più selettiva e migliore al mondo per l’Informatica
  4. Assistente a Stanford per i corsi di Sistemi Operativi di Mendel Rosenblum, il fondatore di VMware, la persona che ha dato vita alla virtualizzazione (un vero salto quantico dell’Informatica)
  5. Come stagista, in 3 mesi ho re-ingegnerizzato la piattaforma di collezione dati di Yahoo! (quando Yahoo! era all’apice). È l’esperienza professionale a cui personalmente tengo di più: addirittura dopo 7 anni da quel tirocinio, gli architetti di Yahoo! promuovevano la mia storia come un successo eclatante per motivare i futuri stagisti
  6. A Microsoft, come capo della squadra di Real-Time Behavioral Targeting, ho ricevuto un premio di riconoscimento da Alex Gounares, ex consigliere tecnologico di Bill Gates, per l’importanza dei risultati conseguiti
  7. Sono stato il co-fondatore tecnico di GoPago, startup pioniera nei pagamenti mobili, finanziata da JP Morgan (la più grande banca del mondo), e venduto la tecnologia ad Amazon
  8. Ho co-fondato Conio in Italia. Volevo ardentemente creare valore in Italia, riportare conoscenze e creare posti di lavoro moderni in Italia. Poste Italiane ha apprezzato l’importanza dell’iniziativa e finanziato la compagnia
  9. Ho creato le basi per una totale ri-architetturizzazione della piattaforma Rousseau, che è stata rilasciata nel 2019. Un gioiello oggi come tecnologia, che dovrebbe essere di ispirazione a portali come l’INPS. Su questo lo dico e lo ripeto sempre: la tecnologia non ha colore politico, e mi dispiace che non sempre sia compreso bene in Italia: io costruisco Ferrari informatiche, e sono felice di farlo per aiutare l’Italia. Non formo i piloti
  10. Ho ottenuto un brevetto dal Patent and Trademark Office americano relativo alle cryptocurrencies: un argomento caldo, su cui c’è moltissimo scrutinio ed è molto difficile che venga concesso (come invece è stato). Altri due brevetti sono in attesa di conferma
  11. Ho integrato i servizi di Conio in Hype, la più grande challenger bank italiana e quinta in Europa, con 1 Milione e duecentomila clienti. In assoluto una prima a livello mondiale in questo campo. E doppiamente orgoglioso di averlo fatto in questi giorni, nonostante i tempi di quarantena, a dimostrazione che Milano e l’Italia sono vive più che mai

So cosa voglia dire scrivere codice, guidare un progetto informatico di dimensioni piccole, medie, grandi e giganti, valutare la competenza delle persone e i costi.

Quindi, non mi si venga a dire che quell’oltre MEZZO MILIARDO di euro speso dall’INPS è giustificato. Già a Dicembre, al punto 6 del mio articolo per l’Innovazione Tecnologica in Italia mettevo in guardia dall’uso poco controllato di compagnie di consulenza esterna, per fare alla fine lavori scadenti e costosi.

Ben lieto, se ce ne è la volontà, di sentire le “ragioni” dietro tali spese per un servizio del genere. Sarà difficile trovare una giustificazione, data la totale assenza di pratiche ingegneristiche di base come:

  1. Stress test
    • Un portale non può crollare per qualche centinaio di richieste al secondo come è stato detto: sono numeri da Ingegner Cane della Gialappa’s, e bazzecole nel 2020
  2. Code review
    • La (purtroppo ora celebre) variabile “pippo” la dice lunga sull’attenzione che sviluppatori e capo progetto hanno messo all’opera, senza poi parlare di busy waiting e altre amenità

Per continuare poi con pagine web assolutamente non adatte al mobile (nel 2020), e di una UI degna di Windows ’95.

La lezione di Obama

Il mio è uno scarico d’ira da privato cittadino che tiene al suo Paese, e che odia sperperi di questo tipo. Sono danni gravissimi alla cosa pubblica, e che finiscono per fare molto male a tutti i cittadini, oggi più che mai.

Propongo però sempre soluzioni a problemi, e su questo seguo l’esempio di Barack Obama, che mi piace qui ricordare.

Nel 2013, Obama lanciò HealthCare.gov: il portale da cui ogni americano avrebbe potuto comprare l’assicurazione sanitaria. Un progetto importante, dati i noti problemi americani in quel settore. Eppure il sito crollò miseramente. Scritto male, e incapace di reggere traffico altamente previsto e che invece sarebbe stato relativamente facile da sostenere. Esattamente come l’INPS.

A differenza dell’INPS però Obama:

  1. Non diede la colpa a fantomatici hacker
  2. Si assunse le responsabilità del disastro
  3. Diede vita al “Tech Surge” (“Impeto Tecnologico“) invocando aiuto dal meglio dei professionisti del mondo civile e delle compagnie tecnologiche

Guardate il video: in questo Obama mostrò grande trasparenza, e gettò le basi per una rivoluzione informatica nella Pubblica Amministrazione americana.

E così fu. Si creò una startup d’assalto di una decina di persone sotto l’egida del Governo, rimpiazzando il lavoro dei contrattisti precedenti. 

In un anno questa startup riuscì a creare un portale altamente performante. Il tutto a 1/15 (un quindicesimo) dei costi precedenti. Ossia, da almeno trecento milioni di dollari spesi prima, a una decina.

È una bellissima storia di successo, di cui invito a leggerne il racconto.

Impeto e Tempesta (IT)

La storia di HealthCare.gov è identica, nel suo inizio, al disastro INPS. È quello che viene dopo che, per ora, è diverso.

Io non ho esperienze politiche, ma spesso, in mancanza di interlocutori ufficiali, professionisti attivi nel mondo informatico fanno riferimento a me: vuoi perché sono stato ricevuto in passato in Quirinale dal Presidente Mattarella, vuoi perché sono nella commissione blockchain del Ministero dello Sviluppo Economico.

Molte persone mi hanno comunicato la stessa richiesta: “vogliamo aiutare l’INPS“. Questo disastro ha svegliato le coscienze e smosso il meglio della buona volontà italiana.

Così come fece Obama, io invito il Governo a scatenare “Impeto e Tempesta”: IT, come Information Technology al servizio dell’Italia.

Molte persone disposte ad aiutare concretamente ci sono: manca l’appello, che, ripeto, invito il Governo a fare.

Si creerebbe una squadra d’assalto, un A-Team, di persone che possono contribuire in vario modo:

  1. Fornire un audit della piattaforma INPS, sia di scelte tecnologiche, che di codice, che di sicurezza. È il primissimo passo da fare, in modo da capire se si può recuperare qualcosa, o se la piattaforma vada interamente rivista
  2. Riscrivere la parte di frontend del portale INPS, portandolo a tecnologie web e design degne del 2020. Non risolverebbe i problemi del backend (il “motore” della piattaforma), ma sarebbe comunque un passo avanti
  3. Ricostruire tutto, partendo dalle fondamenta di base, introducendo finalmente il cloud computing, e tecnologie di piattaforma moderne.

In caso di ricostruzione completa, è assai probabile che i risparmi di costi siano comparabili a quelli ottenuto HealthCare.gov, magari riducendo anche di ben due zeri le spese (da oltre mezzo miliardo di euro, arrivare a soli 5-10 milioni), avendo un portale veramente efficiente. E sarebbe un successo da copiare poi nelle altre amministrazioni pubbliche.

Il tutto categoricamente Open Source, come scrivevo a Dicembre al punto 12 del mio articolo per l’Innovazione Tecnologica in Italia. In questo modo ci si apre a una comunità sempre più ampia di persone che può continuamente contribuire al progetto. 

Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te. Chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese“. Sarebbe il sogno di Kennedy che si avvera. 

E ce ne è ancora più bisogno ora che siamo in guerra contro il coronavirus. Hegel diceva che una catastrofe come questa è il banco di prova per la sopravvivenza di una nazione. Io aggiungo che può essere non solo sopravvivenza, ma grande rinascita: in una tragedia come quella che stiamo vivendo, si possono gettare le fondamenta per una società più sana.

È un’occasione unica. Spero davvero che il Governo raccolga l’invito, e possa scrivere una bellissima pagina di Storia Italiana.

Davvero, grazie di cuore per l’attenzione.

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